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5月1日 Don't Talk To Strangers Don't talk to strangers. Non parlare agli estranei. Benritrovati. Avrete notato l'immane cambiamento grafico del blog. Diciamo che avevo voglia di novità. Ho persino abbandonato le scritte viola, perché con questa grafica stanno malissimo. Il problema sarà leggere i post precedenti, perché sono ancora in quel colore. Un cambiamento grafico dovuto ad un cambiamento mio, ad un diverso modo di pensare. Tutto è modificato in funzione dell'immagine che vedete qui dietro. Vedrete che c'è una porta. Essa conduce ad altri mondi, ed il mio più recondito desiderio è attraversarla, ma non posso. Ogni passo che muovo verso la porta la allontana sempre più da me. (Don't talk to strangers) Non parlare agli estranei. È una frase che dice molto del mio stato d'animo attuale. Non riesco più a fidarmi del prossimo, ripongo la mia totale fiducia in un numero assai esiguo di persone, nemmeno tra quelle che frequento continuamente credo di potermi fidare ciecamente di tutti. Quelli su cui posso veramente fare affidamento di contano sulle dita di una mano, credo. Non ho più fiducia nella specie umana, nei miei simili, nel mondo da essi popolato, questo dovuto ad un mio non meglio identificato malessere che ha iniziato a farsi strada nei meandri dela mia persona. Parafrasando Roland di Gilead, "il mondo è andato avanti". Il MIO mondo è andato avanti, è cambiato, o forse sono io ad essere cambiato, forse entrambe le cose, forse nessuna. Mi sembra tutto diverso da un anno fa, eppure tutto così uguale. (Don't talk to strangers) Sabato ho compiuto ventidue anni. Possono sembrare pochi, soprattutto a chi ne ha recentemente compiuti ben di più, ma non lo sono. Più sono e più pesano. Vi chiederete allora come potrò sentirmi quando ne compirò quaranta, cinquanta, settanta, cento. Non lo so e non credo di volerlo sapere finché non succederà. Mi interesso di come mi sento ORA. Alla mia età, ognuno ha trovato la sua strada, o la sta imboccando. CHi lavora ormai ha un posto fisso e sta iniziando a fare carriera, chi studia è prossimo alla laurea, io no. C'è chi ha perseguito sogni e obiettivi o ha trovato già il modo per farlo, io no. C'è chi ha trovato l'amore, io no. Non mi sento realizzato, in sostanza. Le uniche soddisfazioni sono gli immancabili amici e il gruppo, i Sober 9 che mi permettono di continuare ad avere un sogno. (Don't talk to strangers) È un malessere imperscutabile, il mio. So da dove è partito, ma non so veramente cosa abbia scatenato. Ho avuto ben tre delusioni affettive negli ultimi mesi, una proprio ieri l'altro, e la quarta temo si stia avvicinando. Ma questo, insomma, per me è quasi normale. Però, una persona appartenente al mio passato è prepotentemente tornata nella mia vita in un modo che non capisco, ha completamente stravolto ogni scampolo del mio essere, ed il bello è che non ha fatto nulla per causarlo, era solo una persona di cui sentivo la mancanza, forse troppo, che non mi aspettavo mi sarebbe ripiombata addosso. Questo è stato il pretesto per la nascita di mille pensieri su chi sono io e su cosa è successo al mio mondo, il mio piccolo mondo personale. E non trovo risposta alcuna. (Don't talk to strangers) Sono tornato a scrivere su questo spazio perché avevo bisogno di uno sfogo. È facile sfogarsi quando ci si può nascondere dietro qualcun altro. Io mi nascondo dietro l'identità chiamata Falk Von Bicken, la quale non sono io, è una pura entità digitale da me creata, che non ha cervello se non il mio. Eppure io SONO Falk. Ed allo stesso tempo io non sono Falk. Sono io che scrivo qui, non Falk, Falk materialmente non esiste. È però una maschera comoda per i miei sfoghi. Questo space quindi subirà una modifica radicale per quanto riguarda i contenuti, ma non perché ho deciso di impostarlo in modo diverso, ma perché io sarò meno motivato a scrivere di nuovo l'angolo degli ospiti, o le favole della buonanotte. Dovrò comunque trovare il modo e il tempo di ultimare Le Cronache Di Terabytia, non mi piace lasciare le cose a metà. Sono io che sono cambiato, se cambio io anche Falk cambia, e così anche lo spazio virtuale che è la sua casa cambia. (Don't talk to strangers) Se state visualizzando questa pagina con Explorer, starete sentendo una canzone. È la canzone da cui ho preso il sottotitolo dello space e il titolo di questo post, una canzone che la dice lunga su di me allo stato attuale. La canzone è del grandissimo vocalist Ronnie James Dio, ex-cantante dei Black Sabbath ed ex-solista, ora riunito con la vecchia formazione dei Sabbath a cui lui aveva preso parte per un po' di anni, denominata Heaven And Hell per differenziarsi dai Black Sabbath veri e propri. La versione che state sentendo, però, è una versione ricreata dai miei irraggiungibili Blind Guardian, il gruppo che probabilmente non smetterò mai di amare più di ogni altro. Se in questo momento non avessi loro, non saprei come ritirarmi su nei momenti grigi. (Don't talk to strangers) Mi sento come se fossi sotto antidepressivi. A tratti euforico, a tratti serio ed introverso e quasi depresso. Non so cosa mi accade e non so quanto ci metterò a comprenderlo. Per il momento vi lascio con questo post lungo e sconclusionato, raffazzonato con pensieri che mi frullano per la testa e che sono buttati alla rinfusa, in attesa di ritrovare un ordine logico. Ora abbandono Falk e torno alla mia vera vita, per poi tornare qui molto presto e risvegliare Falk dal suo piccolo letargo e rimettere in moto i suoi pensieri, il suo mondo e la sua storia. A presto, a tutti, vi auguro di passare bei momenti, perché nella vita i bei momenti arrivano sempre, basta aspettare e non smettere mai di sperare. Have faith. Ka. (Don't talk to strangers) CANZONE DEL GIORNO Ronnie James Dio - Don't Talk To Strangers |
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